“Ogni festa della Chiesa era per Caterina l’occasione di nuovi rapimenti. Nella notte di Natale si unì alle altre mantellate per cantare il mattutino, ma nessuna parola usciva dalle sue labbra, tanto l’anima sua era assorta nella contemplazione del Presepio, raggiante, dinanzi al quale Maria stava inginocchiata, adorando e pregando in estasi. Ed ella supplicò la Vergine Santa di affidarle per un momento il Bambin Gesù: Maria glielo porse e Caterina lo cullò tra le braccia, gli baciò la testina morbida come di seta, mormorandogli all’orecchio i nomi di quanti le erano cari. Poi durante la messa, vide la sacra ostia trasformarsi in un bambino tanto bello da non potersi dire, e dal petto di lui germogliava, come il pollone di cui parla Isaia, un tralcio di vite carico di grappoli maturi; da ogni parte scorrevano grandi e bei cani bianchi toppati di nero, che mangiavano l’uva, poi spiccavano dei grossi penzoli e li portavano ai cuccioli che, non potendo raggiungere la vite, dovevavo contentarsi degli avanzi degli altri. Caterina capì che quei cani rappresentavano tutti i sacerdoti ed in particolare i suoi amici domenicani (*ricordo l’interpretazione, comune nel Medio Evo, del nome dell’Ordine: Domini canes, i cani del Signore), mentre i cuccioli figuravano il popolo fedele. Comprese anche che quella visione presagiva una grande riforma della Chiesa di Dio; e tale gioia ne ebbe che si comunicò non solamente il giorno di Natale, ma anche nelle feste seguenti di Santo Stefano e per San Giovanni Evangelista …..”.

Da “Santa Caterina da Siena”- Giovanni Joergensen – Roma – Francesco Ferrari Editore –

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