Santa Caterina da Siena

Degna figlia di San Domenico, sviluppa una bellissima devozione a Gesù Bambino. Nel proclamarla Dottore della Chiesa universale, il Papa Paolo VI la chiama “Mistica del Verbo fatto carne, soprattutto di Gesù Crocifisso. Anch’essa è abituata a contemplare Gesù nella povertà del presepe, come si può notare leggendo diverse lettere. Il suo biografo, Raimondo da Capua, ci narra come ella, in una delle sue frequenti comunioni, avesse visto apparirle, nascosto fra le mani del sacerdote che reggeva l’ostia consacrata, il piccolo neonato Bambin Gesù. Non va inoltre dimenticato che la notte di Natale 1370 le apparve la Madonna nella sua cella e le consegnò tra le braccia Gesù Bambino. Quest’episodio è visibile nella sua cella grazie agli affreschi del Franchi (1898).

La nostra Santa nel 1375 passò da Lucca e sostò presso il Convento di San Domenico e come dono prezioso le consorelle le regalarono un Bambinello di stucco, che il cuoiaio Giovanni Perotti rivestì con un drapp0 finemente lavorato. La Santa gradì molto il dono e si premurò anche di ringraziare: ” E siccome per carità e per  amore vestiste il Bambino di drappo, così vesta egli voi di sè medesimo, uomo nuovo, Cristo Crocifisso. Ringraziovi molto. Permanete nella santa e dolce dilezione di Dio. Dolce Gesù, Dolce Amore” (L 160). In un’altra lettera indirizzata a Giovanni Trenta e a monna Giovanna, sua donna, da Lucca, così si esprime: “Oh quanto sarebbe grande ignorantia e miseria e freddezza di cuore di vedere la somma eterna grandezza, Cristo, disceso a tanta bassezza, quanta è la nostra umanità, e non umiliarsi! Or non vedete, voi, Cristo poverello, umiliato in un presepio in mezzo di due animali, rifiutare ogni pompa e gloria umana? Onde dice San Bernardo, commentando la profonda umiltà e povertà di Cristo, e a confondere la superbia nostra: “Vergognatevi, uomo superbo, che cerchi onori e delizie e pompe del mondo. Tu credevi forse che il re tuo, Agnello mansueto, avesse le grandi abitazioni e la gente onorabile! Non volse così la prima dolce Verità: anco, elesse per esser esempio e regola nella natività sua la povertà tanto estrema, che non ebbe pannicello a se concedente, dove si potesse invollere; in tanto che, essendo tempo di freddo, l’animale alitava sopra il corpo del fanciullo” (L. 152).

Ad Andrea Vanni, pittore e Capitano del popolo di Siena, così scrive: ” E così vi prego, carissimo figliolo, che ora nello stato vostro manteniate ragione e giustizia al piccolo come al grande, al povero come al ricco, e agguagliatamente a ciascuno rendete il debito suo, secondo che vuole la giustizia santa, condita con la misericordia. Son certa che, per la bontà di Dio, il farete; e io ve ne stringo quanto so e posso; e pregovi che vi ritroviate in questo dolce avvento e nella santa pasqua, nel Presepio con questo dolce umile Agnello, dove troverete Maria con tanta reverenzia a quel figliolo, e peregrina in tanta povertà, avendo la ricchezza del figliolo di Dio; che non ha panno concedente di poterlo invollere; né fuoco da scaldare esso fuoco, Agnello immacolato: ma gli animali eziandio, sopra il corpo del fanciullo, il riscaldavano col fiato loro. Bene si debbe dunque vergognare la superbia e le delizie, stati e ricchezze del mondo, di vedere Dio tanto umiliato. Adunque visitate questo prezioso luogo in questo avvenimento, acciocché possiate rinascere a Grazia. E acciò che meglio il possiate fare e ricevere questo Bambino, fate che vi confessiate, e vi disponiate, se possibile vi é, alla Santa Comunione. Altro non dico. Permanete nella santa e dolce dilezione di Dio, Gesù dolce, Gesù amore” (L. 363).

Ed ancora, in altri suoi scritti, la Santa insiste sulla manifesatzuione di estrema umiltà che offre a noi il figliolo di Dio nel giorno solenne della sua venuta sulla terra; nella l.ettera che invia a tre monaci di Monte Oliveto dice: “Desidero vedervi seguitatori dell’umile e immacolato Agnello, il quale ora ci è rappresentato dalla santa chiesa in tanta umiltà e mansuetudine che ogni cuore di creatura ne dovrebbe venir meno e confondere e spegnere la superbia sua. Questo Parvolo è venuto per insegnarci la via e la dottrina della Verità; perchè la via era rotta  per lo peccato di Adam, per modo che neuno poteva giungere al termine di vita eterna. E però Dio Padre, costretto dal fuoco della sua carità, ci mandò il Verbo dell’unigenito suo Figliolo, il quale venne come un carro di fuoco, manifestandoci il fuoco dell’amore ineffabile, e la misericordia del Padre Eterno; insegnandoci la dottrina della Verità e mostrandoci la via dell’amore” (L 35). Ascoltiamo ancora le parole di Caterina che trasmette la sua commozione, la sua ammirazione, la sua riconoscenza a Dio che volle mostraE’si a noi nelle condizioni del più povero e più umile di tutti gli uomini. Non scelse la reggia ma la stalla, non ricche vesti ma il fiato di due umili animali per riscaldare il corpo umano, non l’aiuto di servitori né l’ossequio di gentiluomini o di sovrani, ma la devozione di umili e poveri pastori abitanti nelle vicinanze della stalla nella quale Maria lo aveva dato alla luce. E tutto questo egli volle soffrire per essere a noi di esempio, per donare a noi il suo amore redentivo: “E’ maggior cosa che vedere Dio umiliato all’uomo? Vedere la somma altezza discesa a tanta bassezza? essersi vestito della nostra umanità, portando le nostre infermità, povertà e miserie sopra se medesimo e umiliatosi alla obbrobriosa morte della croce? La grandezza si è fatta piccola, a confusione degli enfiati superbi”    (L 345).

“Bene averebbe l’uomo da vergognarsi d’insuperbire, vedendosi sé non essere, e l’esser suo avere da Dio, e non da sé; e vedere Dio umiliato a lui. Perocché per profonda umiltà discese dalla somma altezza a tanta bassezza, quanto è la carne nostra. Questo dolce e innamorato Agnello, Verbo Incarnato, ci dà conforto; però che da lui viene ogni conforto” (L 114).

“Oh ineffabile dolcissima Carità, quanto è dolce l’unione c’hai fatta con l’uomo! Bene hai dimostrato lo inestimabile amore tuo, per molte grazie e per molti benefici fatti alle creature, e specialmente per lo benefizio dell’Incarnazione del Figliolo tuo. Vedete dunque la somma altezza venire a tanta bassezza quanta è la nostra umanità. Bene si deve vergognare l’umana superbia di vedere Dio tanto umiliato nel ventre di Maria dolce; la quale fu quello campo dolce, dove fu seminato il seme della Parola incarnata del Figliolo di Dio. Veramente, dolcissima suoro, in questo benedetto e dolce campo di Maria fece questo Verbo innestato nella carne sua, come il seme si getta nella terra; che per lo caldo del sole germina, e trae fuore il fiore e il frutto; e il guscio rimane nella terra. Così veramente fece, per il caldo e per lo fuoco della divina carità che Dio ebbe all’umana generazione, gittando il seme della parola sua nel campo di Maria. O beata e dolce Maria, tu ci hai donato il fiore del dolce Gesù” (L 144).

Anche nel Dialogo della Divina Provvidenza, al cap. 151, elogiando la povertà, Santa Caterina fa riferimento al presepe: “E se tu il vuogli vedere umiliato e in grande povertà, raguarda Dio essere fatto uomo, vestito della viltà dell’umanità vostra. E’ l’Eterno Padre che parla con la nostra Santa. Tu vedi questo dolce e amoroso Verbo nascere in una stalla, essendo Maria in cammino, per mostrare ai viandanti che voi dovete sempre rinascere nella stalla del conoscimento di voi, dove troverete nato me, per grazie, dentro nell’anima vostra. Tu il vedi stare in mezzo degli animali, in tanta povertà che Maria non à con che ricoprirlo. Ma essendo tempo di freddo, col fiato dell’animale, e col fieno ricoprendolo, sì riscaldava. Essendo fuoco di carità vuole sostenere freddo nell’umanità sua”. La umiliazione, la estrema povertà scelta da Cristo per scendere in mezzo a noi si vede nell’incarnazione e nella natività”. “La misericordia discese di cielo nella incarnazione di questo mio Figliolo” e ancora “O eterna grandezza, facesti te basso e piccolo per fare l’uomo grande”e. E’ altresì commuovente sostare e riflettere su come Santa Caterina considera la circoncisione di Gesù, otto giorni dopo la nascita. Usa un’immagine, quella dell’anello di carne, che sembra esclusiva della senese. Scrivendo alla Regina di Napoli dice: ” Sposa fu fatta creatura razionale quando Dio prese la natura umana. O dolcissimo amore Gesù, in segno che tu l’avessi presa per sposa, in capo degli otto dì tu le donasti l’anello della dolcissima e santissima mano tua, nel tempio della sacra Circoncisione. Così sapete voi, venerabile madre mia, che in capo degli otto dì, si levò tanta carne quanta è un cerchio d’anello; e cominciò a pagarci l’arra, per darci pienamente speranza del pagamento, il quale ricevemmo in sul legno della santa Croce, quando questo Sposo, Agnello immacolato fu svenato, e da ogni parte versò abbondanzia di sangue, col quale lavò le immondizie e peccati della sposa sua, cioè l’umana generazione” (L 143).

 

 

 

Il Natale nella Mistica Domenicana – Padre Alfredo Scarciglia O.P. – Casa Editrice “Il Leccio” – Monteriggioni – Siena –

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