La misericordia è quella virtù che inclina l’animo umano alla comprensione, alla pietà e al perdono. Deriva dal latino miserere, aver pietà e cor-cordis, cuore. Il termine misericordia di Dio nel suo significato più ampio definisce ogni azione di Dio all’esterno, in quanto essa è la manifestazione dell’amore di Dio verso le sue creature. I teologi che rappresentano questa visione della misericordia, sottolineano che la misericordia è la caratteristica della forza e della bontà di Dio. Il teologo domenicano Reginald Garrigou Lagrange (Auch 21 febbraio 1877 – Roma 15 febbraio 1964) ci viene in aiuto con una bella definizione di questo concetto quando scrive: “Grazie alla misericordia il Creatore fa nascere la creatura dal nulla. Egli inoltre compie qualcosa in più: fa scaturire il bene dal male”. La misericordia di Dio consiste quindi non solo nel sollevare l’uomo dalla miseria del peccato, ma anche dall’ammetterlo alla partecipazione della natura di Dio attraverso la grazia. La Chiesa cattolica trae questa inclinazione direttamente dall’insegnamento dei Vangeli, ma nel corso dei secoli i santi hanno dato testimonianza di misericordia con l’esempio della loro vita. Caterina da Siena rivolge a Nostro Signore Gesù, un toccante appello, questo appello è riportato nel Dialogo e dice così: “Misericordia, Dio eterno verso le tue pecorelle, sì come pastore, quale tu sei. Non indugiare a fare misericordia al mondo, perché pare già che egli non ne possa più, sembrando del tutto privo dell’unione di carità con Te. Verità eterna, e con se stesso, poiché gli uomini non si amano più fra loro di quell’amore che è fondato in Te” (Dialogo cap. XVI § 237-243).

Il capitolo XIV del Dialogo è interamente dedicato alla Misericordia per la Chiesa. In questo capitolo Dio invita a guardare il volto della Chiesa, sfigurato dai cattivi cristiani e dai cattivi ministri, che abusano del sangue di Cristo. Dice Nostro Signore Gesù a Caterina: “Mira e vedi come la Sposa mia ha lordato la faccia sua, come è lebbrosa per immondizia ed amore proprio, ed enfiata per superbia ed avarizia di coloro che si pascono al petto suo, cioè la religione cristiana, corpo universale, ed anco corpo mistico della santa Chiesa ” (Dialogo cap. XIV § 8-13). Nel pensiero di Caterina la Chiesa è continuatrice nei secoli e nella storia della missione di Cristo e comprende potenzialmente l’umanità intera, “corpo universale” è per lei l’insieme dei credenti, “corpo mistico” è il clero. Si pone a questo punto il problema dei sacerdoti che stanno in difetto. Il loro male ed il loro essere in malafede “non guasta né lorda il sangue”. Quindi se un sacerdote in malafede amministra la comunione ad un fedele ciò non fa male al fedele che al riceve, ma la sacerdote che l’amministra, cioè non si perde la virtù per difetto del ministro (Dialogo cap. XIV § 30-40). Per amore e solo per amore Dio mandò il Verbo a redimere l’umanità corrotta dal peccato ed incapace di redimersi da sola. Così si esprime Nostro Signore Gesù nel Dialogo, rivolto a Caterina: “E però donai el Verbo de l’unigenito mio Figliolo, perché la massa de l’umana generazione era corrotta per lo peccato di Adamo, il primo uomo. Per questo Io Altezza mi unii con la bassezza della vostra umanità” (Dialogo XIV § 54-59). Così Dio soddisfece alla giustizia e alla misericordia mediante l’unione della natura umana con la natura divina: “Così satisfeci alla mia giustizia e saziai la divina mia misericordia, la quale misericordia volle soddisfare la colpa dell’uomo e disporlo a quel bene per il quale lo avevo creato” (Dialogo cap. XIV § 79-81). Ma nonostante il Battesimo, che toglie dall’uomo il peccato originale, rimane nell’uomo la tendenza al peccato e l’anima si può disporre al peccato o ad amare e servire Dio, ciò è solo a discrezione della persona che per il libero arbitrio, può agire secondo il male o secondo il bene come piace di più alla volontà sua. La misericordia è parola ricorrente nelle opere di Caterina, addirittura è presente in 129 lettere delle 381 arrivate sino a noi, così come nelle Orazioni, in modo particolare la numero XIX, dove leggiamo: “Drizza l’occhio della misericordia tua sopra le tue creature. Io so che la misericordia t’è propria, anzi, dovunque io mi volgo, non trovo altro che la misericordia tua; e perciò io corro e grido dinanzi alla misericordia tua che tu faccia misericordia al mondo”. Con l’appello alla misericordia di Dio, Caterina individua nella mancanza di amore il male che opprime il mondo e sottolinea l’importanza della legge della carità che Dio ha posto a fondamento dei rapporti umani. Nell’Orazione XIX, Caterina ci indica le vie della divina misericordia. Questa Orazione è datata 13 febbraio 1379, quando la mantellata senese era già a Roma dal novembre dell’anno precedente. Caterina in questa orazione ci indica i doni della misericordia di Dio, uno tra questi è lo spazio di pentimento offerto da Dio all’uomo, e questo è il filo conduttore di questo anno giubilare appena iniziato.

E’ proprio su questo tema che siamo chiamati a riflettere guardando attentamente dentro di noi stessi per accostarsi al sacramento della confessione per poi varcare la porta del perdono. E proprio per dare l’opportunità del perdono a tutti Papa Francesco, nella quaresima di questo anno santo, invierà nelle Diocesi i Missionari della Misericordia, sacerdoti che avranno l’autorità di perdonare anche i peccati la cui assoluzione è riservata alla Sede Apostolica, e questo proprio perché sia resa evidente l’ampiezza del loro mandato. Al capitolo 14 della bolla di indizione del giubileo della misericordia “Misericordia Vultus”, sta scritto il motto di questo anno santo che è “Misericordiosi come il Padre”. Nella misericordia abbiamo la prova di come Dio ci ama. Egli dà tutto se stesso, per sempre gratuitamente e senza nulla chiedere in cambio. Nelle Lettere di Santa Caterina, l’opera che riporta le azioni della Santa nel mondo, opere frutto della contemplazione e del Dialogo con l’Eterno Padre, Caterina mette spesso in relazione la giustizia con la misericordia, parlando di giustizia, “ma sempre condita con misericordia”. E’ il caso della Lettera 170 scritto a Pietro del Monte, magistrato e podestà di Siena, al quale scrive: “Si che siate vero giudice e signore nello stato che Dio v’ha posto; e drittamente rendiate il debito al povero, e al ricco secondo che richiede la santa giustizia, la quale sempre sia condita con misericordia”. In questa Lettera Caterina raccomanda al magistrato continenza ed onestà, affinché potesse giudicare un giovane che si era intromesso clandestinamente in un monastero di monache benedettine, situato vicino a Siena. Nel rigore dei tempi per questo reato era prevista anche la pena di morte, ma Caterina a questo proposito scrive nella stessa Lettera:”Non vorrei, però, che egli perdesse la vita: ma d’ogni altra pena io sarei molto consolata”. La mantellata ci fa capire, con questo esempio di vita quotidiana, come la giustizia deve operare: deve punire il reato e quindi la giustizia deve fare il suo corso, altrimenti vivremmo in un mondo senza regole, e quindi il modus vivendi sfocerebbe in anarchia; m la giustizia deve anche lasciare spazio alla persona di pentirsi e quindi poter varcare la soglia della misericordia. “Sapere che Dio non vuole la morte del peccatore, ma vuole che si converta e viva”, scrive nella lettera 109 all’abate Nunzio Apostolico. L’abate in questione è Gherardo di Puy, benedettino, abate di Marmontier, parente di Gregorio XI, dal quale fu mandato in Italia nel 1371 come tesoriere della Santa Sede per svolgere il ruolo di responsabile delle sue rendite. La stessa raccomandazione che fa a Piero del Monte, Caterina la fa ad Andrea Vanni (Lettera 303), suo discepolo nonché pittore ed autore del famoso affresco, posto nella Cappella delle Volte nella Basilica di San Domenico di Siena, considerata la rappresentazione della “vera imago”, in quanto il ritratto della Santa è fatto da un pittore, suo discepolo, che l’ha conosciuta personalmente. Andrea Vanni era entrato a far parte dei difensori del popolo di Siena, ricopriva quindi una carica pubblica e per questo aveva bisogno dei consigli della “Mamma e Maestra” Caterina. Anche nella Lettera 291, scritta a Papa Urbano VI, Caterina esprime il concetto di misericordia applicata alla giustizia. Infatti, ella dice, che la giustizia senza misericordia, sfocerebbe nella crudeltà e sarebbe più ingiustizia che giustizia; mentre la misericordia senza giustizia sarebbe come l’unguento sulla piaga, la farebbe imputridire senza sanarla. Quindi la giustizia necessita della misericordia, allo stesso modo in cui la misericordia necessita della giustizia. Qui in questo concetto sta la grande modernità di Caterina. Se leggiamo la bolla di Papa Francesco, di indizione del Giubileo, i capitoli 20 e 21 sono interamente dedicati al rapporto tra giustizia e misericordia e qui Francesco ricorda che i due aspetti non sono in contrasto tra loro, ma due dimensioni di un’unica realtà che si sviluppa progressivamente fino a raggiungere il suo apice nella pienezza dell’amore. Lo stesso Gesù dice: “Misericordia io voglio e non sacrifici”. “Io non sono venuto a chiamare i giusti, ma i peccatori” (Matteo 9,13). La giustizia come mera osservanza della legge giudica dividendo le persone in giusti e peccatori, Gesù mostra il grande dono della misericordia che ricerca i peccatori per offrire loro perdono e salvezza. Anche l’apostolo Paolo prima di incontrare Cristo sulla via di Damasco dedicava la sua vita a perseguire in maniera irreprensibile la giustizia della legge. La conversione a Cristo lo portò a ribaltare la sua visione e la sua comprensione della giustizia cambia radicalmente. La misericordia non è contraria alla giustizia, ma esprime il comportamento di Dio verso il peccatore offrendogli un’ulteriore possibilità di ravvedersi, convertirsi e credere. Se Dio si fermasse alla giustizia cesserebbe di essere Dio, sarebbe come tutti gli uomini che invocano il rispetto della legge. La giustizia da sola non basta e l’esperienza insegna che appellarsi solo ad essa rischia di distruggerla. Per questo Dio va oltre con la misericordia ed il perdono. Ciò non significa svalutare la giustizia o renderla superflua, al contrari. Chi sbaglia dovrà scontare la pena ed intraprendere la via del perdono e della conversione.

Ma la misericordia possiede una dimensione che va oltre i confini della Chiesa cattolica, abbracciando le tre religioni monoteiste; il popolo di Israele ha infatti ricevuto per primo la rivelazione che Dio è misericordioso e questo permane nella storia come inizio di una ricchezza incommensurabile da offrire all’intera umanità, l’Antico Testamento è intriso di misericordia, perché narra le opere che il Signore ha compiuto a favore del suo popolo. L’Islam, da parte sua, tra i nomi attribuiti al Creatore pone quello di misericordioso. Quindi l’Anno Giubilare, vissuto nella misericordia, è stato voluto da Papa Francesco anche per favorire l’incontro con queste religioni.

Suor Faustina Kowalska (1905-1938), la suora polacca canonizzata da San Giovanni Paolo II, ebbe un’esperienza mistica molto simile e Santa Caterina da Siena, nel senso che ambedue ebbero rivelazioni circa le Verità eterne da Nostro Signore Gesù. Caterina è la mistica del sangue, infatti inizia tutte le sue lettere così: “Scrivo a voi nel prezioso sangue suo”, Faustina dirà, al suo padre spirituale Don Michele Sopocko, “Il Sangue di Cristo significa la vita dell’anima, l’Acqua, (sgorgata dal costato di Cristo) è la purificazione dell’anima”. Come è scritto nel Vangelo di Giovanni 19,31-37: “Uno dei soldati con una lancia gli colpì il fianco e subito ne uscì sangue ed acqua”.
Questo è un grande messaggio di speranza, che ci aiuta a cogliere ed apprezzare quanto il culto della Divina Misericordia possa, Particolarmente oggi, essere prezioso per le singole persone e per l’intera comunità, purtroppo intimamente lacerati, hanno infatti più che mai bisogno di essere pienamente consapevoli che Dio è sempre nella nostra storia e opera in essa come misericordia infinita. Ma voglio concludere questo mio intervento con una citazione tratta dalla Divina Misericordia. Gesù disse a Suor Faustina: “Quanto più grande è la miseria degli uomini, tanto maggiore diritto hanno alla mia misericordia, perché desidero salvarli tutti. Scrivi che prima di venire come giudice, spalancherò tutta la grande porta della mia Misericordia. Chi non vuol passare da questa porta, dovrà passare passare per quella della mia giustizia. La sorgente della mia misericordia è stata aperta dal colpo di lancia sulla croce, per tutte le anime. Non ne ho esclusa nessuna. L’umanità non troverà né tranquillità né pace finché non si rivolgerà con piena fiducia alla mia misericordia. Dì all’umanità sofferente che si rifugi nel mio cuore misericordioso, ed Io la ricolmerò di pace”.

Franca Piccini

Santa Caterina e la Misericordia – Conferenza della dr.ssa Franca Piccini

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