Santa Caterina fu illetterata e letterata a seconda che con questa parola si intenda lo studioso o il cultore di belle lettere o semplicemente chiunque faccia opera di letteratura, anche inconsapevolmente. Santa Caterina non pensò MAI di fare un’opera letteraria. Se si può fare un paragone le sue lettere stanno a quelle del Petrarca come le lettere di Cicerone stanno a quelle di Plinio. Perchè in queste la preoccupazione dell’arte ha nociuto alla spontaneità del sentimento, così in quelle l’indipendenza da qualunque ricercatezza letteraria/stilistica ha accresciuto la loro bellezza.
Lo scopo per cui scrive Caterina è lo stesso scopo della sua vita: annegare tutti nel Sangue del Crocifisso; salvare tutti per la Gloria di Dio. A questo mira tutta la sua attività. Perciò lo scrivere è un’espressione del FUOCO CHE LA STRUGGE. Vuole incendiare il mondo: dove non può trovarsi col corpo arriva con lo spirito che ella affida alla parola scritta. Parola calda, efficace non meno di quella uscita immediatamente dalle sue labbra sotto il fascino del suo sguardo.
Nessun modello classico ispira la Santa. Non perché sia di ultura scarsa, come qualcuno affermna, ma solo perché la forma del dire non l’interessa. Essa scrive a modo suo, come il cuore le detta. Insieme a Dante può dire:

“Io mi son un che quando
amoro mi ispira, noto, e a quel modo
che ditta dentro, vo’ significamndo”

Caterina nota i moti dell’anima e li esprime con tutta sincerità. Non imitazione di questo o quel maestro, ma riproduzione esatta di ciò che l’amore le suscita nell’anima.
Il suo stile è un riverbero, sia pure parziale, di qull’oceano di luce e di calore che le inonda l’anima. Il parlare, lo scrivere, come l’agire è in lei un traboccare perenne di quella vita così infinita ed intensa che il “vasello del cuore” suo non poteva contenere. Perciò la suggestione che esercita ancora oggi sul suo lettore è singolare. Dopo circa 5 secoli e mezzo la sua parola è viva, palpitante di amore: il tempo rispetta davvero l’immortale! La sua grande anima, riccamente appassionata afferra, conquista, trascina oggi come allora trascinava i contemporanei.
Un suo moderno biografo,”Joergersen”, “Santa Caterina da Siena, prefazione”, scrive:”Devo dichiarare che da principio provavo minor simpatia per Caterina da Siena che per Francesco d’Assisi…ma poi imparando a conoscerla più intimamente… mi sentii soggiogato e dovetti arrendermi”.
Caterina continua le sue conquiste a Dio. Compresa della sua missione, dominata dal suo ardore apostolico passa incontaminata tra il fango della terra e solleva tutti nelle sfere luminose della fede e della carità. Di qui la semplicità e la potenza della sua parola. Semplice e naturalmenteeloquente per l’abbondanza del sentimento; potente perché tale è il suo affetto non represso da uno studio di riflesione. E’ così irruente la foga del suo affetto che la parola spesso non riesce a purificarsi “nella fucina del cuore”. Perciò il suo linguaggio è metallo ancora greggio e con l’odore della terra ha in sé tutta la potenza e l’ingenuità della natura.
Semplice e grande, tenera e forte la sua parola è sempre efficace. La sua espressione, viva ed ardente, è fiamma che vibra come una freccia che penetra fino in fonìdo al cuore.

“Scrivo…nel Sangue Suo”

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