Mentre il Medio Evo tramonta fra bagliori di sangue, la terribile peste “nera” e il Papato lontano dalla sede voluta dal Cielo (indugiando ad Avignone e quindi lacerando la Chiesa, dividendo i Paesi, le città e gli Ordini religiosi) a Siena nasce una donna, figura meravigliosa e al tempo stesso atipica per l’ epoca, una delle mistiche più importanti di tutti i tempi.  E’ il 25 marzo del 1347, Domenica delle Palme, giorno assai significativo per la nascita di colei che sarà indicata come grande Operatrice di Pace e Santa della Politica. Ella lottò sempre per la pacifica convivenza dei popoli.. “né con il coltello, né con guerra, né con crudeltà” ma solo “con la pace ed umili e continue orazioni” (Dial XV).

Di Lei conosciamo molto: sia tramite i suoi scritti (diverse opere spirituali e circa 281 lettere rivolte ad autorità politiche e religiose, nelle quali vengono evidenziati spesso i loro errori, richiamandoli ed incoraggiandoli a compiere il loro dovere) sia attraverso alcuni contemporanei e molte fonti storiche successive ed autorevoli. Caterina esortò spesso con parole forti, suggerimenti e preghiere, il Papa a rientrare a Roma, mossa da continuo amore per la Santa Chiesa. Ella nasce in una famiglia popolana da Lapa de Piangenti, “ape laboriosissima” e da Giacomo Benincasa tintore, ed è la ventiquattresima figlia; la gemella, Giovanna, che vede la luce insieme a lei, non sopravviverà. A 7 anni, tornando a casa con il fratellino Stefano, vede di fronte a lei il Signore Gesù Cristo levato nell’aria, come in una nicchia di luce, seduto in trono, vestito con gli abiti papali bianchissimi e circondato da candide figure tra le quali riconosce (così come le aveva viste rappresentate nei dipinti in Chiesa) San Pietro, San Paolo e San Giovanni. Il Signore sorride alla bambina e la benedice. E’ in quel preciso momento la sua anima innocente, ammaliata da Cristo, si consacra definitivamente a Dio. La Grazia  ha illuminato la sua purissima anima.

Verso i 12 anni, la madre Lapa pensa sia ora di trovare marito a Caterina, e insiste perché cerchi di rendersi più attraente, spinta anche dalle esortazioni della sorella Bonaventura che però muore di parto: Caterina interpreta questa morte come un monito ed una punizione per aver ceduto, anche se per poco, alla vanità del mondo. E’ decisa invece a seguire la sua ardente vocazione. A dimostrazione di ciò, con il consiglio di Fra Tommaso della Fonte, suo primo confessore e direttore spirituale, recide la sua bellissima chioma, quel misterioso e simbolico legame che univa le fanciulle al mondo. Questo fatto le attira ostilità e resistenze dei famigliari. Interpretato come un atto di aperta ribellione alla volontà genitoriale, Caterina viene per punizione relegata in un umile stanzetta della sua casa e costretta a diventare la sguattera di famiglia, fatto che lei accetta con gioia ed umiltà profonda.

E’ in questo periodo che la giovane santa, raccogliendosi nel suo intimo più profondo, scopre che in ciascuno di noi c’è una  “cella del conoscimento di sé”: in essa matura i suoi più alti pensieri e le esperienze mistiche più singolari. È il tempo di preparazione interiore alla vita pubblica. Vive, anche più volte al giorno, estasi paradisiache durante le quali vive luci, suoni e fragranze del Cielo. Nell’anno 1363, vincendo le ostilità e resistenze famigliari diventa a soli 16 anni Terziaria Domenicana. Caterina è mantellata. Il velo bianco che le ricopre il capo le ricade in morbide pieghe sul lungo mantello nero: sono i colori domenicani simboli di purezza ed umiltà. Ma lo spirito del male non dorme, vuole farla cadere per impedirle la salvezza di numerose anime. Ella vive in uno stato di grande scoraggiamento e desolante aridità, la sua anima annega in un mare di tristezza, ma illuminata dallo Spirito Santo, riesce a sopportare con cuore lieto tutte le avversità quotidiane.

Tra il 1366 e il 1367, in una visione, Caterina sposa il suo amato Gesù: sono le Mistiche Nozze: Cristo Gesù le dona un simbolico prezioso anello che solo lei vedrà. In seguito la sposa Caterina, per amore del Suo Sposo dovrà lasciare la piccola “cella di sé” (in cui ha vissuto tutti i gradi dell’esperienza mistica: senso, intelletto, contemplazione, meditazione, conoscenza, amore) e ritornare nel mondo: c’è bisogno della sua opera missionaria e pacificatrice. Questo periodo della sua vita può considerarsi quasi un noviziato, un tempo di preparazione e di fortificazione dell’ anima. Intanto si sparge a Siena e nei dintorni, la fama delle sue virtù, la carità, l’amore per i poveri ed i sofferenti, i prodigi, attirando l’attenzione dei suoi concittadini, civili e religiosi. Essi diventano discepoli Cateriniani: sono personalità eminenti e umili artigiani, popolani e nobili, uomini di mondo e religiosi. Fra di essi anche i suoi direttori spirituali e confessori e che diverranno i suoi due biografi più importanti: Raimondo da Capua e Tommaso della Fonte, il Caffarini. E’ “l’allegra brigata” che costituisce un cenacolo che non si scioglierà mai nel corso di tutta la sua vita. E’ una donna ancora in giovane età, ma, cosa anomala per il suo tempo, riesce ad assumere un ruolo di autorevole maestra e guida per i suoi discepoli conservando una singolare indipendenza e originalità di pensiero.

La sovrumana missione a cui Gesù la destina rivela i suoi carismi eccezionali che rendono la sua tempra femminile idonea a qualsiasi forma di bene: la grazia infusa e la “gratia sermonis” le permettono di parlare delle cose divine con rara competenza. Caterina si dedica giornalmente ai poveri e ai bisognosi, rimanendo spesso incompresa, alle volte inspiegabilmente ricambiata con ingratitudine e calunnie, ma sempre determinata nel servizio agli altri specialmente nel periodo della peste senese del 1374. Di questo cenacolo fa parte anche il pittore Andrea di Vanni che l’ha raffigurata nel più delicato, persuasivo e suggestivo ritratto che sia giunto fino a noi. Il pittore, avendola frequentata come discepolo, ne conosceva molto bene i lineamenti e dopo la sua morte l’ha rappresentata enfatizzando tutta la sua bellezza fisica e spirituale. Più che al monachesimo vero e proprio, la sua concezione di missione è troppo allargata per essere confinata nei limiti di un chiostro: essa si riallaccia all’apostolato missionario delle prime comunità cristiane.

La fama delle sue virtù che le aveva assicurato un posto di tutto rilievo nella società civile del tempo, la portò ad inserirsi nella vita pubblica e religiosa con grande autorevolezza. Cominciò ad interessarsi prima agli avvenimenti riguardanti la sua città, poi alle vicende di altre città toscane, e quindi alle ingarbugliate e complesse vicende della Chiesa e del Papato. Si stava attraversando uno dei momenti più tristi e complessi della vita della chiesa: il Papa Gregorio XI era ad Avignone. Caterina comprende le due finalità che deve perseguire: la prima è che il Pontefice doveva rientrare a Roma, mettendo fine non solo all’invasione delle orde barbariche, ma anche al governo dei prelati francesi, supportato con il terrore delle armi; la seconda finalità era quella di organizzare una Crociata contro gli infedeli, esortando quanti potevano mettere a disposizione armi e denari. Poi si adoperò con ogni mezzo per riappacificare Firenze con il Papa, accusato insieme ai Legati Pontifici, di mal governo. Occorreva togliere l’interdetto papale contro Firenze, impresa assai difficile prevalendo nella città il partito della guerra e mancando di lealtà nelle trattative per la pace: anche se questo tentativo fallì, Caterina riuscì, durante la visita che fece al Papa ad Avignone, a svolgere un’azione persuasiva per il ritorno della sede apostolica a Roma.

Il 17 gennaio 1377 il Papa giungeva a San Paolo ponendo fine ad un esilio durato 70 anni. Intanto Caterina, rifugiatasi nella sua casa di Fontebranda, dettava ai discepoli Il Dialogo delle Divina Provvidenza (è il Dialogo con l’Eterno Padre), ultimato nell’ottobre del 1378. A Papa Gregorio era succeduto nel frattempo Papa Urbano VI. La sua elezione provocò un profondo malcontento all’interno della Chiesa: la salita al soglio pontificio dell’Antipapa Clemente VII diede poi vita ad un gravissimo scisma, sventura molto più grave della cattività avignonese. Caterina corre quindi a Roma, chiamata in soccorso da papa Urbano VI: ella lo dichiara unico e legittimo Vicario di Cristo. In questo periodo la sua corrispondenza è rivolta a tutti coloro che sostengono l’antipapa: cardinali, politici, regnanti. Lo scisma lascia una scia di tremende conseguenze: la morte violenta della regina di Napoli, la fuga da Roma del papa, il rovesciamento del Regno di Ungheria, l’insurrezione di Roma. La passione della Chiesa è vissuta da Caterina fino all’ultimo spasimo: Ella si abbandona così a Dio nella dolcezza del sublime ricongiungimento al Cielo da lei così tanto desiderato nella sua breve vita: sono suonati i rintocchi del mezzogiorno del 29 aprile dell’anno 1380. Assistita dalla mamma Lapa e dai più fedeli discepoli, ella, configurata a Cristo con le stimmate, entra nella eterna vita beata.

Caterina è una grande mistica nella cui esperienza terrena troviamo sia una preghiera appassionata e perseverante, sia una predicazione animata dallo stesso scopo della sua vita: permeare tutte le creature nel Sangue di Cristo Crocifisso. Ciò che scrive è l’espressione del fuoco ardente che la brucia e strugge. Il suo stile riverbera luce e calore e oggi come ieri, travolge chi la legge. La Chiesa è l’ Idea-luce, è l’Idea-calore di Caterina. In quei tempi in cui gli ecclesiastici, per la loro vita dissoluta e le loro nefaste interferenze nelle questioni politiche, per il mal governo dei Legati Pontifici, avevano fatto cadere in dispregio la Santa Chiesa: Caterina ebbe il grande pregio di ravvivare e rendere nuovamente luminosa la Sposa di Cristo. Ella fu illetterata e letterata a seconda che si intenda lo studioso o il cultore di belle lettere o semplicemente chiunque faccia opera di letteratura. Dettò numerose Lettere, piene di immagini vive e palpitanti, ai suoi discepoli, indirizzate a Re e Papi, religiosi, governanti, magistrati, famigliari e popolani. Si esprime con un linguaggio ispirato solo dall’amore, ma espresso in modo originale e diverso. Unico perché unico è l’amore che la spinge a condurre tutti alla medesima meta; diverso per la diversità degli argomenti che deve trattare. La dottrina viva, non arida, non fredda, è il frutto della sua intensa e profonda contemplazione, è il fondamento della sua espressione, è la sua stessa natura. Il Dialogo è il risultato dei colloqui mistici fra l’Eterno Padre e la sua sposa. Esso non differisce sostanzialmente dalle Lettere: non è solo l’espressione della sua vita contemplativa così come le Lettere lo sono della sua vita d’azione, ella non scinde mai la contemplazione dall’azione. Perché la sua è vita d’amore, amore di Dio che si manifesta e si svela nell’amore verso il prossimo, vita attiva che perfeziona la vita contemplativa. Il Dialogo è il connubio del pensiero di Caterina, tutti i pensieri ed i ragionamenti confluiscono in un solo concetto: amore. Amore che avvampa come una fascia rossa di fuoco e avvolge il mondo intero come rivelano anche le 26 Orazioni, dolcissimi colloqui che testimoniano l’unione indissolubile della santa con il Cielo, tesori di dottrina e di luce. E’ la sua anima che parla alla nostra anima, comunicandoci la sua intensa commozione e facendo suscitare nel nostro cuore il riverbero dei suoi sentimenti d’Amore.